

132. La base sociale del primo socialismo italiano.

Da: G. Manacorda, Il socialismo nella storia d'Italia, primo,
Laterza, Bari, 1970.

Come sostiene lo storico italiano Gastone Manacorda, le origini
del socialismo italiano non devono ricercarsi nel proletariato
urbano e industriale, in Italia abbastanza scarso e in ritardo di
formazione rispetto ai paesi pi avanzati, ma in quel bracciantato
agricolo, diffuso in certe aree della pianura padana negli ultimi
decenni dell'Ottocento, al quale non venivano garantiti n
diritti, n tempi sicuri di lavoro. Fu tra queste categorie di
lavoratori, svincolati da rapporti fissi di subordinazione e del
tutto privi di una base stabile di vita, che si diffuse una certa
coscienza di classe e l'istinto della lotta e della rivolta
proletaria. Fu per questo che proprio ai braccianti del Mantovano
si rivolse negli anni 1885-86 il partito socialista rivoluzionario
di Andrea Costa, come base naturale di proselitismo.


Il movimento socialista italiano ha alle sue origini una base pi
contadina e bracciantile che operaia industriale. Si pu dire,
anzi, che la sua base schiettamente proletaria sia costituita
prevalentemente da braccianti ed operai agricoli. E' questa
infatti la sola numerosa e compatta classe di autentici proletari
che si sia venuta formando negli ultimi decenni. Nella Valpadana
accanto ai salariati fissi e agli obbligati [contadini ai quali
veniva garantito il lavoro soltanto per un determinato periodo di
tempo], dipendenti dall'azienda capitalistica della pianura
irrigua,  cresciuto il bracciantato vero e proprio, cio la massa
dei braccianti avventizi o disobbligati [ai quali cio non era
garantito alcun periodo di lavoro]. Costoro sono il prodotto
sociale della sovrappopolazione agricola che non  riassorbita se
non in parte nell'azienda agraria capitalistica, mentre lo scarso
sviluppo industriale ne attira in citt solo una ancor pi piccola
parte. I braccianti avventizi costituiscono una novit assoluta
nella struttura sociale delle campagne italiane. La loro
condizione normale , infatti, quella di una massa contadina non
solo senza terra ma senza lavoro, che viene impiegata, di fatto,
soltanto nei periodi di punta dei lavori agricoli (mietitura,
trebbiatura, eccetera) e in lavori straordinari. L'inverno  un
lungo periodo di disoccupazione e di fame alle quali si pu
rimediare soltanto con l'emigrazione stagionale o con l'impiego
nelle opere pubbliche. Di qui le agitazioni dei mesi invernali per
ottenere lavoro dallo Stato, dalle province, dai comuni. Come 
stato giustamente osservato, sono le sue stesse condizioni di
vita, cos diverse da quelle tradizionali del colono, a favorire
nel bracciante lo sviluppo di una nuova coscienza sociale:
Miserabili e sventurati come sono nei confronti delle altre
categorie, i braccianti hanno per un punto di vantaggio, che  in
funzione della stessa insicurezza della loro vita. Migrando da
fondo a fondo, e spesso da provincia a provincia, avendo vincoli
familiari necessariamente meno saldi, non sentendosi legati n a
un padrone n a un focolare, i braccianti sono nelle condizioni
pi favorevoli per svincolarsi dalle vecchie tradizioni e per
assorbire le nuove idee che la trionfante civilt borghese va
diffondendo. Questi miserabili venditori della merce-lavoro, nel
loro frequente girovagare in cerca di qualche occupazione,
ascoltano infatti con curiosit tutte le voci: anche quelle nuove
voci che al prete tradizionalista e al padrone riescono meno
gradite.
Fra questi lavoratori della terra, con caratteristiche decisamente
proletarie, nasce nella campagna della Bassa padana il movimento
di resistenza che avr poi il suo sviluppo impetuoso al principio
del secolo. Le province di Rovigo e Mantova ne sono la culla fra
il 1882 e il 1885. L'esempio associativo viene dalla citt e si
propaga nei centri minori e fin nei villaggi. I braccianti
obbligati e disobbligati entrano nelle societ di mutuo soccorso e
vi imparano la solidariet di classe. Quando poi le difficolt si
fanno pi gravi, in conseguenza di calamit naturali, e poi,
soprattutto, della grande crisi agraria degli anni Ottanta,
chiedono tariffe (salari) pi elevate, passano alla resistenza,
allo sciopero.
L'interrogatorio di un organizzatore dei contadini mantovani,
l'ing. Sartori, imputato nel processo contro i contadini mantovani
nel 1886,  una testimonianza preziosa del modo in cui nasce e si
sviluppa il movimento di classe nelle campagne. Il Sartori non era
socialista, n lo divent in seguito, era un patriota e un
mazziniano quanto alle idee. Al movimento associativo popolare si
era accostato attraverso le societ dei reduci: di qui vennero il
contatto con i contadini e l'appoggio alla loro organizzazione e
alle loro lotte. Si coglie nelle sue parole la storia umile che
viene dal basso. Sarebbero stati, infatti, i contadini a cercare
in questo signore l'aiuto della cultura al loro bisogno di
organizzarsi.
Verso Mantova si orientarono nel 1885-'86 tanto il Partito operaio
quanto il Partito socialista rivoluzionario di Andrea Costa come
verso la naturale base proletaria del socialismo; ma, in seguito
al processo (che pur si concluse con una generale assoluzione), il
movimento sub un grave arresto. Non fu distrutto, tuttavia, anzi
da questa stessa zona risorse pi forte al principio del nuovo
secolo.
